V. Notturno 2007

La giovinezza è l’alba in cui, coi sensi ancora stupefatti, siamo catapultati nell’età adulta; dietro di noi, la scia profumata di rivelazioni notturne.

Ho apprezzato la mia città mentre mi preparavo a lasciarla. Ho finalmente abbracciato la sua pietra eterna, ho ringraziato le strade lastricate per aver sopportato per anni il peso dei miei passi distratti, senza mai un lamento, senza un rimprovero per la mia ignoranza.

Altrove, stanotte, dal cielo si schiudono segreti già uditi in una vita precedente. Volti sbiaditi di amici mi fanno ciao e la mente è di nuovo furibonda davanti all’imperfezione della bellezza.

Accanto a me, un angelo della cui sacralità ho iniziato a dubitare. Con parole crudeli l’ho nutrito delle amarezze proprie degli essere non eterei, dopo avergli promesso che non avrebbe mai avuto di che temere.

Ho rancore verso chi interpretò le linee difettose del mio palmo. Il dubbio, come una lacrima, fu istillato nel mio cuore.

***

Lo spuntar dell’alba è un rituale senza canto, osservato con rassegnazione dagli attici degli edifici.

I lampioni appaiono ridicoli nella loro ostinata resistenza al sorgere del sole. Guardando i tetti delle case ancora silenti e udendo il sottofondo di motori che non vedo, mi sento in obbligo di abbandonare l’unicità come impressione veritiera.

Con rabbia mi tolgo i vestiti davanti a un Dio che non si comporta bene.

La notte si arrende. Metto l’anima in bottiglia, e una nuova scadenza sull’etichetta. Ho chiesto al mio angelo di alleviare questo non-esisitere, e il suo dolciastro veleno.


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