Il Poeta è un donatore d’organi
Pubblicato: agosto 29, 2004 Filed under: SCRITTI: Di Lettere e Cose Narrate Commenti disabilitatiRiflessioni su Ardea Imperfecta di Massimo Venturini
Così Don Ramon avrebbe intitolato il suo primo romanzo, se non avesse deciso di servire il mondo prendendo l’abito anziché una moglie. Come nella favola splendida e truce del mondo, in Ardea Imperfecta, novella senza principio né fine, le vicende accadono in un susseguirsi di sogno, o meglio, di mito, svolgendosi secondo un intreccio che non si può riassumere – sarebbe inutile, perché non vi è risoluzione all’ultima pagina.
L’airone bianco, l’energia che fa ruotare l’universo sotto le forme dell’amore e della poesia, migra attraverso lo spazio ed il tempo e visita gli uomini materializzandosi in una sedia d’avorio che porta speranza. Sono occhi di bambini, quelli di Sebastian ed Hulian, a vedere l’uccello per primi, e a superare la solitudine e la paura osservandole tramutarsi in amore e bellezza. E quando Hulian racconta dell’airone a suo padre Emil, questi, costruttore di sedie e poeta in modo tale che “sulle sue poesie ci si poteva sedere, e le sue seggiole conducevano lontano”, fabbrica una sedia d’avorio destinata a migrare d’uomo in uomo per portare consolazione e rivelazione.
Da qui in poi è un susseguirsi di racconti in cui sfilano molti personaggi tutti diversi ma imbastiti da uno stesso, invisibile, filo. Menomati nel corpo, nello spirito, negli affetti: un episodio, nel corso della vita, li ha condannati ad avere una visione parziale dell’esistenza come luogo irto di scogli, e li ha costretti a barcamenarsi tra questi scogli aggrappandosi ad altre risorse interiori e in qualche modo scuoiandone l’anima dal corpo.
Sebastian è orfano di madre, Hulian ha concentrato le sue paure nell’ossessione della scuola, Emil ha una gamba di legno, Don Ramon, divenendo sacerdote ha rinunciato alla carriera letteraria ed alla famiglia, il Presidente della Giuria per i Concorsi Letterari è rimasto cieco in seguito ad un incidente, Cecil von Hollunder è mutilato da un’esplosione, e così si potrebbe andare avanti fino all’ultima pagina, con una carrellata umana che simboleggia il disagio di fronte al divario tra sogno e realtà, tra anima e corpo, tra dolore e bellezza, tra infinito e quotidianità e la lotta per riconciliare questi opposti che culmina in una rivelazione, se vogliamo, in una grazia scaturita dalla fede. Quelli che non si sottraggono al proprio destino ma lo sfidano, lo abbracciano, trionfano, come racconta il Generale durante il funerale del figlio Theodor, presentando tre storie paradigmatiche; chi pecca di egoismo è invece destinato a soccombere, a fallire, come l’Archeologo che decide di non seguire l’indicazione dell’airone. Anche il riscatto dai propri peccati può avvenire su questa terra, anche i demoni possono tramutarsi in angeli se risucchiati in quei vortici dove circola l’amore degli uomini.
Quando, nell’ultimo capitolo, si giunge nella Sala degli Orologi, viene rivelato l’intricato groviglio di connessioni spazio-temporali, di rapporti causa-effetto messo in moto da ogni essere, talvolta suo malgrado, sempre a sua insaputa. Come nella Sala degli Orologi, dove tutti i congegni si arrestano per un istante, i personaggi di Ardea hanno subìto un arresto nello scorrere della propria esistenza, hanno sperimentato un momento di sospensione nel loro dramma interiore, e in questo momento di sospensione-rivelazione, con l’apparizione dell’airone o della sua energia oggettivata nella sedia d’avorio, hanno intravisto un nuovo orizzonte.
L’universo di questi personaggi è un magma caldo e fluido, sorvolato da un essere migratorio che soccorre ed investe allo stesso tempo. Ed investitura per eccellenza è quella di Nehemiah, il personaggio cui l’airone ispirerà il libro monco dell’ultima pagina, intitolato per questo Ardea Imperfecta. La narrazione è qui in prima persona, a suggerire la coincidenza tra voce narrante e narrato. Il lettore entra nello specchio magico, è invitato a staccarsi dalla finzione ed ad entrare nel sogno, oppure, accettando il messaggio che è latente in ogni pagina, ad abbracciare il sogno e innestarlo nella realtà, intesa come infinita, dai confini sfuggevoli e dalla perenne potenzialità.
Consumando le pagine di Ardea Imperfecta, più che lettori ci si sente osservatori, spettatori. Dal primo istante al lettore è dato di carpire la realtà di personaggi in moto, in divenire, in maniera simile alla macchina da presa che interviene nel fluire del tempo, in un’azione che sta già avendo luogo. L’occhio del lettore è un campo lunghissimo sulla rete pittorica delle vicende, degli incontri dei personaggi, uno sguardo totalizzante su una coreografia di uno spettacolo in corso. Anche gli accorgimenti stilistici non sono scindibili dalla tematica, perché in Ardea racconto e stile vivono in simbiosi, sono necessari l’uno all’altro, e la narrazione trasforma le parole in colori, sapori, strumenti per dipingere infinite immagini.
In Ardea, lunga poesia sulla poesia dell’esistenza umana, troviamo il fluire, la dimensione impalpabile dell’istante che fugge, (che esplode fin dalla prima parola del libro, “emergendo”), la personificazione della natura, luogo magico in cui gli alberi si esprimono ed il cielo respira, e in cui l’uomo si immerge con un abbraccio panico. E, ancora, con la prima comparsa dell’airone bianco, l’atmosfera di sogno, in cui alba e tramonto scandiscono momenti fondamentali e in cui si moltiplicano i giochi di rivelazione ed anticipazione, i raccordi col passato. I salti nel tempo avvengono quando i personaggi stessi osservano la propria esistenza dal di fuori, intuiscono i propri legami con chi è venuto prima di loro e chi verrà poi, capiscono che la storia del mondo è anche la loro storia ed è già stata vissuta, che i loro passi li hanno condotti nei luoghi in cui deve compiersi il loro destino. Gli uomini di Ardea cercano, insomma, il loro modo di relazionarsi agli altri uomini, stupendosi del fatto che la difficoltà più grande dell’esistenza consiste proprio nel decifrare quale sia la via giusta. Per questo s’interrogano a vicenda sulle forme misteriose della materia e dello spirito ed i loro dialoghi raccontano altre storie, storie di amori e di sacrificio, di scelte improrogabili, di appuntamenti mancati. E non sono mai superflui, i dialoghi – si parla sempre di cose importanti, di questioni urgenti, che premono contro le pareti del cuore; talora si dialoga con il silenzio.
La sedia d’avorio compie il suo itinerario fino a tornare nella stanza d’ospedale dove era già stata una volta; in questa stanza cresce in completo isolamento, fino all’età di vent’anni, una fanciulla fragilissima, Cristal. L’airone le ha dato il potente dono di vedere nello spazio e nel tempo e di narrare la storia stessa dell’uccello e della sua materializzazione. Cristal ha esaurito il suo compito, è pronta ad uscire dalla stanza e desidera che la sedia venga bruciata. È tempo per l’airone di migrare, di continuare il suo viaggio; ma, in un atto di misericordia assoluta, per le preghiere di una sola voce che in sé racchiude il coro di una umanità che ha fede, l’airone non lascerà gli uomini. La speranza, l’amore, la poesia continueranno a far ruotare il mondo.