Filone di pane o millefoglie?
Tutto è una questione di gusto e per quanto le circostanze lo rendano possibile, si cerca di scegliere giorno per giorno in base al principio estetico che ci portiamo dentro. Anche quando la vita pare esserci ostile, permettendoci solo di coniugare congiuntivi e condizionali, abbiamo ancora la libertà di decidere ipoteticamente: che cosa, <se>, <sarebbe> di nostro gradimento. Ma un problema diverso è scegliere tra due cose che ci piacciono, magari tanto, e per motivi del tutto diversi: situazione che rende difficile il confronto e le valutazioni di pro e contro.
Qualche giorno fa, ragionando del più e del meno, ecco presentarsi il seguente dilemma.
… [Preambolo: abolita l’isola deserta, sulla quale, in piena concordia con Jodorowsky, non porterei un libro bensì un computer con internet (per quale motivo creare obsoleti scenari idilliaci di rimozione forzata dal mondo, il distacco deve essere dentro di noi e non fuori… ma questo è un altro binario)] …
Se dovessi risparmiare un libro/autore da uno scongiurabile incendio delle biblioteca di casa, quale nome/titolo sceglierei?
Dostoevskij, dico io, il mio interlocutore, Nabokov.
Entrambi amiamo molto sia l’uno che l’altro; al contrario di Nabokov, il quale, amando troppo il suo modo di fare letteratura, di conseguenza non amava Dostoevskij (concordiamo nel sollevare dubbi sulle sue motivazioni in proposito: ci sono occasioni in cui bisogna riconoscere la grandezza altrui, indipendentemente dal gusto personale). Sarebbe un esercizio interessante immaginare che cosa Dostoevskij avrebbe potuto pensare di Nabokov.
Comunque, per difendere la mia scelta, riformulo la domanda in termini gastronomici: filone di pane o millefoglie?
Non devo più dare molte spiegazioni: per me senz’altro pane, anche senza sale.

